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  • carloballarini

Note sulla scrittura delle note


Era il 1988 quando aprivo con furia febbrile la confezione contenente i dischetti (già, perché allora si usavano i dischetti, ma già quelli piccoli e rigidi, non quelli grandi e flaccidi) di Finale 1.0, programma di videoscrittura musicale prodotto da una software house che si chiamava Coda Music Software. Sul Mac si proveniva da alcuni tentativi piuttosto pionieristici, come Professional Composer, che di fronte a una partitura appena un po' affollata annaspava e finiva coll'arenarsi senza scampo. Davvero l'impressione era che a una macchina si stesse chiedendo troppo. Ma Finale prometteva meraviglie, ci sembrava di essere veramente ad una svolta epocale per la notazione musicale. Solo l'idea di non dover più lavorare con matite, squadre, gomme, forbici e nastro adesivo (quello opaco, invisibile nelle fotocopie) sembrava un sogno. Per alcuni almeno, per altri carta e matita erano un feticcio irrinunciabile.

Oggi, ventotto anni più tardi, con qualche defezione più o meno estesa nel tempo, mi trovo talvolta a cliccare ancora sulla stessa icona, anche se è cambiata molto dal punto di vista grafico (sicuramente è stata la cosa più radicalmente rinnovata in Finale negli anni - ok, questa è una cattiveria) per soddisfare le mie necessità di publishing musicale. Non è stata una convivenza pacifica, dacché Finale è ben lungi dall'essere uno strumento di lavoro perfetto. Giunto alla versione 2014 (dopo la versione 3.7 si è passati con un balzo alla 97, cifra indicativa dell'anno solare di pubblicazione dell'aggiornamento) il buon Finale dimostra tutti gli anni che ha, e non proprio quanto a saggezza ed esperienza. L'interfaccia, nonostante alcuni restyling, è vecchia e macchinosa. A volte sembra che ci siano degli anfratti di codice dove i programmatori non mettono mano da anni, forse per timore dei sinistri scricchiolii che si sentono nelle strutture portanti; per compiere operazioni talora banali bisogna cliccare su finestre che si aprono e che aprono altre finestre sulle quali occorre cliccare ancora (diavolo, dateci delle scorciatoie da tastiera!); alcune funzioni sono male implementate, ed alcune altre non lo sono affatto: hai bisogno di disegnare il diagramma dei pedali dell'arpa? O molto più semplicemente collegare con un tratto di unione delle crome a cavallo di battuta? Do it yourself. In altre parole: arrangiati, noi ti diamo qualche riga e qualche forma geometrica, quanto basta. Ci sono strumenti contrassegnati da chiavi inglesi o chiamati shape designer che sono contrabbandati come risposta aperta a qualsiasi esigenza (e che magari in alcuni frangenti veramente complessi lo sono anche) ma che in realtà sono la resa incondizionata del software di fronte a problematiche banali. Ogni volta che vedo l'icona di una chiave inglese io tremo. Vuol dire che il programma non supporta quella funzione e mi fornisce una soluzione intricata ad un problema che dovrebbe essere semplice. Io sono un pessimo grafico, per cui gli esiti dei miei esperimenti con lo shape designer sono di solito raffazzonati e sgangherati. Capisco se avessi bisogno di chissà quali pirotecnie grafiche, ma stiamo parlando del diagramma dei pedali dell'arpa. O di collegare delle crome a cavallo di battuta. Problemi irrisolti da sempre in Finale. Non ci speriamo più, bandiera bianca.

Poi ci sono i plug-in, che sono delle parti di programma scorporate dal nucleo centrale del programma stesso che attendono a compiti particolari o cercano a sopperire a delle evidenti mancanze. Una manciata di plug-in è fornita in dotazione a Finale. Alcuni sono firmati, e sono vermente validi (segnalo le ottime collezioni di Tobias Giesen e di Robert G. Patterson - quest'ultimo prova anche a fornire un sistema alternativo alla chiave inglese di collegare le note a cavallo di battuta), ma io tendo a essere diffidente nei confronti dei plug-in: se sono così utili, perché non sono stati implementati nel cuore del programma? Per timore degli scricchiolii di cui si parlava prima? Sono anni e anni che i plug-in guardano dal loro menu laterale, un po' a margine, tristi. Come se fossero appunti di un lavoro mai portato a termine o pezze poste a problematiche mai risolte.

E questa è l'impressione che Finale lascia all'utente: un programma troppo vecchio per essere radicalmente migliorato senza un coraggioso ripensamento, per il quale pare non ci siano le energie, né umane né finanziarie. Un programma così, un po' scassato, che però in linea di massima fa il suo dovere, soprattutto se chi lo usa è disposto a scenderci a patti. E se ha voglia e talento per un po' di bricolage. Per questi motivi, e per una curiosità che mi spinge sempre a ficcare il naso in tutto ciò che è nuovo, mi sono avvicinato a Sibelius, grande rivale di Finale, nato nella versione per Windows e per Mac nel 1998, dopo un lustro di riscaldamento sulla piattaforma tutta britannica Acorn.

L'interfaccia di Sibelius è decisamente più moderna, più razionale: l'approccio è gradevole. Si ha presto l'impressione di lavorare in un ambiente dove le funzioni che servono sono a portata di mano e non sparpagliate chissà dove. L'immissione dei dati è veloce, con grande ricchezza di shortcuts che permettono di limitare al massimo l'uso del mouse e quindi di risparmiare tempo. Il limite che dopo un po' si fa sentire è la difficoltà nel deviare dai percorsi che il programma si aspetta che l'utente segua. In altre parole: si sente la mancanza delle chiavi inglesi e degli strumenti tipo shape designer. Finale permette generalmente di mettere mano alla grande maggioranza dei dati immessi, cambiandone disposizione o aspetto; magari le modalità sono macchinose, ma in genere è possibile intervenire. Sibelius invece propone soluzioni di layout usualmente funzionali e astute, ma quando capita che non vadano bene è molto difficile apportare modifiche sostanziali: in alcuni casi questo può essere uno show stopper. Quando la chiave inglese è necessaria troppo frequentemente la si maledice, ma quando non c'è se ne sente la mancanza. Chiunque abbia lavorato con i due programmi ha pensato, prima o poi, che il programma di videoscrittura ideale, se esistesse, starebbe nel mezzo, e avrebbe le migliori caratteristiche di entrambi. Tutti abbiamo sognato un Finelius, insomma.

Era naturale che i due più importanti programmi di videoscrittura si facessero la guerra, e a mio avviso era anche salutare, dal momento che probabilmente Finale, il più vecchio dei due, non avrebbe mai implementato alcune funzioni se non stimolato dalla necessità di tenere il passo con il più giovane e aitante avversario. Il monopolio, si sa, non giova allo sviluppo di un prodotto. I programmi di videoscrittura, però, possono contare su una nicchia di utenza ristretta, non certo paragonabile alle maree di folla interessate al word processing o al photo editing; pertanto nel 2012 la notizia che Avid Technology (società statunitense che aveva acquisito sei anni prima Sibelius) aveva chiuso gli uffici di Londra gettò gli utenti nel panico e fece temere che il programma non sarebbe stato più supportato. In realtà non capitò alcun cataclisma, e Avid minimizzò l'accaduto, assicurando che si trattava di un semplice e previsto piano di riduzione del personale. Fatto sta che alcuni tra i personaggi più brillanti che avevano contribuito a ideare e sviluppare Sibelius si trovarono in mezzo alla strada e questo, come piano di riduzione del personale, effettivamente sembrava un po' troppo radicale. Fortunatamente (non solo per loro) Steinberg Media (marchio di CuBase, Wavelab... dietro alla quale c'è nientepopodimeno che Yamaha, giusto per intenderci) ne riassunse un buon numero e diede inizio allo sviluppo di un nuovo software di notazione musicale, sul quale mi tengo assiduamente informato leggendo questo sito. Chissà, è forse questa veramente la nascita di Finelius, o almeno di un prodotto veramente maturo capace di soddisfare l'utenza più esigente? Le menti ci sono, le energie pure. Vedremo. Una ventata d'aria fresca non farebbe certo male. I due colossi sembrano stanchi, esausti. Sibelius ha rilasciato una versione 8 così simile alla precedente 7.5 da costringerci a controllare e ricontrollare se l'aggiornamento fosse avvenuto davvero (durante la stesura di questo articolo la versione 8.3 ha leggermente migliorato le cose, mostrando qualche segno di vitalità). La cosa veramente nuova con la versione 8 è stata l'introduzione dei piani di sottoscrizione, per cui l'utente può decidere di acquistare la licenza per quella versione del software, come in passato, o di pagare un "abbonamento" mensile/annuale che gli permette di usarne la versione più aggiornata fino al giorno in cui deciderà che non gli servirà più. È un po' come la differenza tra l'acquisto vero e proprio di un'automobile o certe formule di leasing piuttosto diffuse al momento: o comperi l'auto e la tieni finché ti aggrada, ma sempre quella, o paghi un tanto al mese e ogni due anni puoi cambiarla con il modello più recente, ma non è veramente tua. Potrebbe essere interessante, ma più che essere una "funzione" che giustifica la release di una nuova versione di un programma sembra un'operazione commerciale. Se Atene piange, però, Sparta non ride. Finale a sua volta ha ridotto la cadenza degli aggiornamenti da annuale a biennale (o anche meno), tanto che la versione attuale ha un enigmatico numero di versione 2014.5. Strano, perchè di cose da migliorare e aggiornare ce ne sarebbero veramente parecchie. Ma anche (e soprattutto) qui l'impressione che manchino energie di vario tipo è molto forte. Forse siamo tutti in attesa di vedere se la montagna (Yamaha-Steinberg) partorirà la creatura epica o il topolino?

Vorrei ora menzionare i programmi che non sono ancora entrati nell’Olimpo della videoscrittura musicale, ma sono comunque degni di nota.

Musescore è un programma open source giunto da pochi giorni alla versione 2.0.3. Personalmente lo conosco poco: provai una versione vetusta qualche anno fa e ho giocato qualche minuto con la release attuale. Da più parti mi dicono che vale la pena usarlo seriamente, che non ha moltissimo da invidiare ai programmi di cui sopra se non per il playback dei files, ridotto veramente all'osso. Importa ed esporta nel formato MusicXML (quindi dialoga con Sibelius e Finale), nasce multilingua (come Sibelius e non come Finale che viene invece tradotto in fase di distribuzione, per cui se volete la versione italiana, niente acquisto digitale ma solo scatola in negozio o per corrispondenza... prassi molto vintage), ha un'interfaccia non sgradevole... Mi riprometto di provarlo più accuratamente e magari di stilare un breve resoconto in questa sede.

Infine Notion di PreSonus, aggressiva azienda della Louisiana che produce hardware e software musicale, ha la straordinaria prerogativa di avere, oltre alla tradizionale versione per Mac e Windows, anche una versione che funziona (egregiamente) su Ipad e addirittura su Iphone, rendendo possibile il lavoro in mobilità in modi assolutamente impensabili solo qualche tempo fa. Notion è, al contrario di Musescore, molto finalizzato al playback dei dati immessi, al punto da indurre l'utente a pensare che le funzionalità legate alla videoscrittura slittino un poco in secondo piano. Invece tutte le volte che mi capita di usarlo e cercare una funzione particolare mi riserva gradite sorprese, del tipo "Toh, fa anche questo". Permette perfino la scrittura della musica a mano nella versione per IPad; personalmente è una funzione di cui non sento affatto la mancanza, ma pare che alcuni impazziscano se gli si mette a disposizione carta pentagrammata e matita elettroniche, al punto da scegliere di utilizzare programmi che offrono quello e poco altro. Naturalmente è presente la funzione di importazione ed esportazione in MusicXML.

A proposito di quest’ultima caratteristica, comune a tutti i programmi di cui abbiamo parlato, funziona davvero? È affidabile? Permette veramente un interscambio di dati tra i vari software oppure funziona come la decodifica di partiture cartacee digitalizzate tramite uno scanner, che quando capita di provarla ci si chiede se qualcuno l’abbia veramente pensata e provata o si tratti semplicemente di uno scherzo?

Facciamo quindi una piccola prova comparativa. Ho esportato nel formato MusicXML una partitura da Sibelius e l’ho importata rispettivamente in Finale, Musescore e Notion (è possibile cliccare sulle immagini per ingrandirle).

L'originale in Sibelius

L'importazione in Finale

L'importazione in Finale non è indolore: le parti delle percussioni sono completamente da rifare. Corretto il raggruppamento dei singoli righi.

L'importazione in MuseScore

Sorpresa: MuseScore batte tutti e importa in maniera pressoché impeccabile.

L'importazione in Notion

Notion invece sbaglia il raggruppamento dei righi, unendo il vibrafono con il pianoforte, perde per strada tutte le informazioni cross-staff del pianoforte e commette pure qualche peccato veniale nella parte delle percussioni.

Proviamo ora a vedere come se la cava Sibelius con una partitura creata in Finale.

Sibelius è l'unico programma che all'atto dell'importazione propone all'utente la possibilità di impostare alcune opzioni, questo va sottolineato. Va anche detto però che il primo tentativo di importazione si è risolto con un clamoroso crash. Sibelius non ne voleva sapere di aprire il file, qualsiasi opzione si scegliesse segnalava un errore e usciva ingloriosamente. Ho pensato che la causa potesse essere della veneranda età del file originale, pertanto ho esportato nuovamente il file con Finale e questa volta è andato tutto liscio, con questi risultati, ma questo serva da lezione: occhio all'età del file XML (se si pensa di archiviare musica in formato XML per essere in grado di gestirla in futuro con qualsiasi software, meglio ripensarci).

L'originale in Finale

L'importazione in Sibelius

Niente di particolarmente grave da segnalare, a parte la forma delle teste delle note delle percussioni. Siccome però fidarsi è bene... eccetera, ho voluto riprovare con un altro file.

L'originale in Finale

L'importazione in Sibelius

Anche in questo caso tutto bene, nessun rigetto per il file sottoposto al processo di importazione: operazione effettuata con accuratezza, corretto il raggruppamento dei righi e informazioni cross-staff ben digerite. Per quanto osservato in queste semplici (e incomplete) prove, Sibelius e Musescore permettono l'importazione dei dati in maniera affidabile, mentre lo stesso non si può dire per Finale e Notion. Sicuramente, al fine di avere elementi di giudizio più esaustivi, occorrerebbe effettuare una serie di test incrociati, esportando ed importando file contenenti complessità eterogenee da ciascun programma, e chissà che in futuro non mi venga in mente di farlo.

Le impressioni conclusive potrebbero essere: Sibelius è il programma complessivamente migliore; Finale è un programma vecchio, che dimostra tutti i suoi anni e che necessiterebbe di un serio e approfondito ripensamento, più che dell'aggiunta di qualche funzione qua e là; Notion è utile per lavorare in mobilità, ma la scarsa qualità delle importazioni da MusicXML ne limita le possibilità di interazione con gli altri programmi; MuseScore sembra promettere bene e merita un'analisi più approfondita.


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